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Due giorni trascorsi a Minervino di Lecce per raccontarvi in esclusiva le “Tavole di San Giuseppe”, uno dei riti più ancestrali e mistici della tradizione salentina.

 

Abbiamo scelto una situazione più intima, più familiare e privata, rispetto al rituale che si svolge ogni anno nelle piazze di alcuni paesi del Basso Salento. Abbiamo scelto di osservare le persone nella loro dimensione domestica, dove la fede e il folklore si intrecciano certamente ma dove si respira l’atmosfera più vera. Abbiamo chiesto aiuto a “Mettere le Ali”, una Cooperativa Sociale Onlus che a Minervino, uno dei paesi coinvolti dalla tradizione, si occupa di bisogni di natura sociale, assistenziale ed educativa. La Cooperativa, in collaborazione con tante donne del paese, ha organizzato quest’anno una delle 25 tavole di San Giuseppe allestite nel solo paese di Minervino.

 

Le “Tavole di San Giuseppe” sono grandi tavolate che le famiglie imbandiscono il 19 Marzo di ogni anno in onore di S. Giuseppe. Le tavole sono delle mense sacre e benedette la cui origine non ha una datazione precisa, anche se è quasi certo che l’usanza cerimoniale, le cui radici affondano nella ricca storia della Terra d’Otranto, rievochi i grandi festeggiamenti religiosi medievali, un’atmosfera generata dall’incontro di due grandi culture e stili, quella bizantina e barocca. Anticamente i commensali erano scelti tra i poveri del paese, oggi invece si scelgono parenti e amici preferibilmente tra coloro che hanno maggior bisogno, che hanno una famiglia numerosa o chi a causa di una particolare malattia si vuoi “benedire” con tale rito. I santi vanno da un numero minimo di tre (San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna) a cui si aggiungono altre “coppie di santi” fino al massimo di tredici persone, come i componenti dell’ultima cena. I Santi non indossano panni colorati, in segno di folklore, ma quelli della vita quotidiana. Sulle tavole, piatti poveri della tradizione salentina. Oggi vengono preparate soprattutto pietanze simboliche, dalla tria con i ceci ai lampascioni, dal pesce fritto alle pittule, dalla frutta alle zeppole di San Giuseppe. Le lunghe tavole rivestite da candide tovaglie sono imbandite con al centro l’effigie di San Giuseppe, decorate con fiori scelti secondo un cromatismo che coniuga bianco e giallo, i colori tipici dell’iconografia del Santo. I cibi, rigorosamente di magro, accuratamente preparati da giorni da mani esperte e devote, saranno tipici della cucina salentina: pasta e ceci (o “massa); verdura lessata, pesce, emblema di Cristo, pampasciuni, simbolo della fine dell’inverno, le immancabili pittule e le caratteristiche grandi forme di pane a ciambella, ciascuna contrassegnata da un simbolo scelto tra la palma, il giglio, il bastone, la corona del Rosario, a rappresentare pace e prosperità.

 

Dopo una preparazione lunga mesi, a Minervino il rito ha avuto inizio ufficialmente ieri sabato 18 marzo alle ore 19 quando Don Antonio Cagnazzo ha benedetto la tavola di Mettere le Ali. Noi di Salento Dove abbiamo presenziato alla preparazione dei piatti dell’ultim’ora, le pittule e la massa.

 

fonte: www.salentodove.it