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Il nostro progetto nasce dall’incrocio di due elementi importanti. Da un lato un’esperienza concreta: il viaggio affascinante fra e dentro le famiglie che nell'Ambito di Poggiardo hanno usufruito del Servizio di Educativa Domiciliare. Questo viaggio ha evidenziato come la situazione del disagio adolescenziale oggi sia fenomeno allarmante e concreto e richiede risposte non improvvisate ma mirate, sostanzialmente, a offrire un posto in cui gli adolescenti sono messi al centro, un luogo a cui sentano di appartenere, in cui sperimentarsi, con il sostegno e l’accompagnamento di guide salde e positive, per intraprendere un cammino di crescita equilibrata e territorialmente fruttuosa.

Questa consapevolezza viene incrociata, da un punto di vista legislativo, da uno strumento preziosissimo e innovativo: il R.R. n. 4/2007,Legge Regionale 10 luglio 2006, n. 19 - 'Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia'  che regolamenta una larga serie di nuovi servizi socio assistenziali, più rispondenti alle reali esigenze dei soggetti in difficoltà e più calzanti e incalzanti in termini di prospettive e orizzonti da offrire.

Questo incrocio e lo stimolo di Principi Attivi generano la stesura di “Mettere le Ali”, una casa appartamento per l’accoglienza di 4 ragazzi di sesso maschile segnalati dal Servizio Sociale Professionale e dal Tribunale dei Minori, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che non possono restare e/o rientrare in famiglia oppure che devono ancora completare il percorso educativo per il raggiungimento della loro autonomia. Ed ancora più funzionalmente generano un nuovo approccio educativo all’adolescenza che vuole partire innanzitutto dal ragazzo, puntando lo sguardo sulla globalità della sua persona, non rimanendo cioè ancorato alla sola lettura del disagio, alle sole potenzialità inespresse, alle piccole grandi difficoltà. Puntare a “tutto il ragazzo” è riconoscergli un valore aggiunto, che lentamente lui in prima persona saprà scoprire e mettere a frutto, è innescare una relazione di sostegno che fin dai primi momenti parla il linguaggio del protagonismo attivo dell’utente, padrone del proprio percorso di crescita.

Questo il viaggio fatto da “Mettere le Ali” tappa per tappa:

Ø  L’AVVIO

Nella prima fase ci si è occupati della costituzione del soggetto giuridico (la Cooperativa Sociale “Mettere le Ali” Onlus) che avrebbe poi gestito il Gruppo Appartamento e del disbrigo di tutte le pratiche burocratiche connesse. Si è poi passati alla stesura della Carta Servizi che avrebbe fatto da biglietto da visita e presentazione del servizio tra le Istituzioni e gli Enti Locali.  Accanto a ciò si facevano i primi passi per la redazione del sito web (www.mettereleali.it).

Sempre in questa fase si intraprende la ricerca di un appartamento da prendere in locazione quale sede del servizio. La ricerca si presenta sin da subito estremamente difficile per l’enorme diffidenza verso una tipologia di servizio sconosciuta ai più e difficilmente comprensibile, scontando rifiuti e pregiudizi verso la destinazione d’uso dell’immobile da concedere in locazione, ovvero l’accoglienza di ragazzi con disagio sociale. Dopo lunghe trattative e ricerche finalmente si è individuata una struttura che necessitava però d’importanti interventi di adeguamento e messa a norma della stessa, fatto questo che  ha comportato altro dispendio di  tempo. La struttura si trova a Minervino di Lecce in via G. Galilei n. 58.

Ø  LA PREPARAZIONE

Trovato l’appartemento si è dato inizio alla fase di sistemazione e messa a norma della struttura. E’ il momento più creativo che Mettere le Ali vive…i vari ambienti della casa, i particolari dell’arredo, persino i colori dei muri, tutto viene pensato e studiato come strumento educativo per la stimolazione, il sostegno, la cura e l’accompagnamento dei giovani ospiti. Nasce così la personalizzazione degli ambienti in base ad un vero e proprio Piano Colore ispirato alle teorie del noto psicoterapeuta svizzero Max Lucher.

Data l’enorme importanza assegnata al colore rispetto all’ambiente, si è voluto dar vita a diverse colorazioni in ciascun spazio, rispetto alla sua specifica funzione. Si sono così privilegiati colori rilassanti, con le delicate tonalità del verde e dell’azzurro, che richiamano un misto tra ambiente naturale e acquatico, per gli spazi destinati al riposo e attività rilassanti (camere da letto — sala tv) e invece colori caldi ed energetici per gli spazi destinati al confronto, al dialogo, al gioco (sala studio/riunioni — sala pranzo), rafforzando di volta in volta l’energia socializzante del fuoco. Gli ambienti di “scambio” (ingresso —  scala — disimpegno superiore) prendono le tonalità appena percettibili del viola, che richiamano la leggerezza dell’aria.

principi attiviA seguito della sistemazione della casa si è poi proceduto all’accreditamento del servizio presso gli organi competenti.

In questo periodo si è poi intrapreso un percorso motivazionale degli educatori del servizio e si sono avviati i contatti, per un proficuo confronto, con strutture simili in altre regioni italiane (quali Lazio e Sicilia) e con operatori di case famiglia vicine, per curare e consolidare una rete di collaborazione fattiva e fruttuosa per tutti.

Ø  IN DIFFUSIONE

A questo punto si giungeva alla fase in cui quanto generato doveva essere condiviso con i partners istituzionali. Iniziavano i contatti con il Tribunale per i Minorenni di Lecce e gli Enti Locali (Amministrazioni comunali, Distretti Socio Sanitari tramite i consultori familiari, Ambiti di Zona per i Servizi Sociali) per la diffusione della Carta dei Servizi, la condivisione del Progetto Educativo Generale, la conoscenza stessa del Servizio, unico su tutto il territorio regionale e per questo poco compreso, in termini di obiettivi operativi specifici.

Il 20 dicembre 2009 si organizzava un Convegno che, oltre a presentare il servizio, voleva offrire un tempo di riflessione e di analisi della realtà giovanile. Il Convegno dal titolo “Questione di Germogli –il divenire dell’adolescente salentino fra sassi, terra rossa e rovi” si è tenuto a Botrugno presso il Palazzo Marchesale. In quell’occasione guidati dalla mediazione del dott. Giovanni Bongo, consulente filosofico, gli ospiti Dott. Mauro Leucci, Sindaco di Botrugno, Dott. Giuseppe Colafati, Presidente de Consorzio per i Sevizi Sociali di Poggiardo, Dott. Franca Baccaro, Psicoterapeuta, Dott.ssa Maria Dolores Colaci del Dipartimento della Giustizia Minorile di Lecce, Dott. Chiara Congedo e Domenico Marti della Casa Famiglia Matilde Micheli di Galatina, don Raffaele Bruno dell’Associazione Libera di Lecce e Roberto Covolo dello Staff Bollenti Spiriti si sono confrontati sul tema, offrendo preziosi spunti ai presenti.  Nel pomeriggio, in mezzo ad una gran folla fra amici, familiari, collaboratori, e semplici curiosi, la già Presidente del Tribunale per i Minorenni di Lecce dott. Maria Rita Verardo tagliava il nastro sulla porta d’ingresso del gruppo appartamento “Mettere le Ali” e dava l’ufficiale avvio al servizio.

Ø  La fase “SOTTOVOCE”

Seguiva una fase difficile per “Mettere le Ali”. Aperto il servizio, diffusa la comunicazione che lo promuoveva, resi costanti i contatti con le istituzioni, le segnalazioni su casi da accogliere non arrivavano.

A questo punto diveniva necessaria una richiesta formale di proroga a causa dell’assenza di ospiti nella struttura che permettessero un reale avvio dell’azione progettuale. La proroga richiesta allargava la data di scadenza dell’annulità di Principi Attivi, si passava così dal  07 aprile 2010 al  07 agosto 2010.

Senza perdere le speranza, si sono, poi, pensate e realizzate alcune iniziative per diffondere la “filosofia di Mettere le Ali” quali partecipazioni ad un convegno presso la scuola media di Andrano, promozione del nuovo bando di Principi Attivi (a Tricase e a Vitigliano), collaborazione con il Comune di Santa Cesarea Terme con un’animazione in una giornata dedicata alle famiglie. In particolare si è pensato ad un’iniziativa che portasse dentro la struttura esponenti delle istituzioni e collaboratori, sostenitori e amici. L’iniziativa “Anche Thè in Cooperativa”  vissuta in due giornate ha portato in casa, attorno ad una tazza di thè e quattro chiacchiere rappresentanti delle partnership istituzionali e i sostenitori, gli amici, i familiari, quanti, cioè, hanno incrociato il cammino di Mettere le Ali nel periodo precedente, arricchiendolo con collaborazioni e suggerimenti.

E, in questa fase, che si è proceduto con le assunzioni del personale interno alla struttura. La situazione di stallo sopra descritta non pemetteva l’assunzione di personale così come previsto in sede progettuale: da 3 contratti per educatori con un rapporto di lavoro stabile a tempo pieno, normato dal CCNL Uneba (inquadramento 3° livello super), si è passati all’assunzione di un’unità a tempo pieno, una part-time e un contratto di collaborazione. Ciò ha permesso di rispondere con maggiore aderenza alle esigenze del servizio nascente e di utilizzare al meglio le risorse umane disponibili.

Ø  PROVE DI VOLO

Finalmente nel mese di maggio e poi nel mese di luglio arrivano a Mettere le Ali i primi due ospiti della struttura. Il servizio entra dunque nel vivo della sua attività e si comincia ad applicare il metodo educativo improntato al sostegno dell’utente nella lettura realista del sé, a partire da potenzialità e prospettive, alla riconversione dell’immaginario dei limiti propri e del mondo intorno e alla strutturazione di un percorso verso l’autonomia.

Si cominciano a raccogliere i primi frutti della promozione sul territorio: nascono le collaborazioni e il sostegno per i tirocini formativi, le reti di sostegno con donazioni alimentari e di beni di primo consumo, le alleanze educative con le altre agenzie (quali associazioni, palestre, polisportive, la parrocchia) tutti benefici palpabili di percorsi educativi che hanno la possibilità di divenire fruttuosi.

Entrare nel vivo del servizio non è però necessariamente specchio di perfezione: il lavoro educativo con persone in crescita, dal retroterra difficile, con problematiche relazionali e traumi di svariata natura e proporzione, è strada in salita con scivolate sempre in agguato dietro l’angolo. Si tratta dunque di una fase, questa, di piena sperimentazione, con la bellezza e la durezza di tutto ciò che applicare alla vita delle persone un modello, qualunque esso sia seppur ben fatto, comporta.

Intanto proseguono i contatti con gli organi istituzionali per portare il servizio a pieno regime, con l’accoglienza dei quattro ospiti previsti dalla normativa regionale. In particolare si curano i rapporti con il Servizio Sociale del Dipartimento della Giustizia Minorile di Lecce che dimostra, in più occasioni e con i pareri di diversi professionisti di volta in volta contattati, di gradire il servizio per la sua natura sperimentale e particolarmente indicata alla tipologia di ragazzi in carico.

Ø  ORIZZONTI

La particolarità del servizio progettato apre, per sua natura, orizzonti più ampi della scadenza dell’annualità di Principi Attivi. Entrambi i percorsi educativi intrapresi hanno una scadenza prevista a un anno dalla presa in carico e comunque lasciano già intravedere una prosecuzione ulteriore per la necessità di completare il percorso verso l’autonomia.

Strettamente legate, invece, alla vita della Cooperativa e del lavoro socio educativo che essa ha intrapreso grazie allo stimolo di Principi Attivi, sono le seguenti prospettive di sviluppo:

-          consolidamento del metodo educativo tutt’ora in sperimentazione;

-          ampliamento delle collaborazioni e dei contatti sul territorio con l’obiettivo di strutturare una vera e propria dinamica di recupero del paradigma della comunità educante che sa trovare dentro se stessa le strade per fronteggiare il disagio;

-          apertura di un nuovo gruppo appartamento per adolescenti di sesso femminile;

-          progettazione di nuovi servizi che sappiano rispondere ai bisogni emergenti del territorio;

-          sviluppo di una reale strategia di innovazione culturale nel promuovere le professionalità del territorio, dando un luogo, uno spazio, una dimensione in cui sperimentarsi, mettersi in gioco e realizzare nella crescita della progettualità, la crescita delle competenze delle giovani generazioni (altrimenti detto contrasto della dolente pratica della “fuga dei cervelli”).