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Quanto tempo abbiamo passato da ragazzini a rincorrerci dentro labirinti verdi, appena fuori dai nostri piccoli paesi. Quanti profumi hanno raccolto le nostre narici, mentre ci immaginavamo un po’ indiana jones, un po’ indigeni.

I più bei ricordi della mia Infanzia sono legati proprio a questo gioco, quando ci ri-trovavamo tutti insieme per addentrarci dentro al bosco, percorrendo una piccola stradina lasciandoci alle spalle la città, il mondo ilRifugiodegli adulti. Già in quel piccolo sentiero qualcosa in noi, dentro cambiava, non eravamo più bambini innocenti, ci trasformavamo in guerriglieri, avidi di curiosità e fantasia, sicuri solo nella ricerca e nella scoperta. L’obiettivo era costruire il nostro rifugio, raccogliendo pezzi di legni, foglie, pietre… costruivamo un luogo sicuro, un luogo in cui potevamo essere noi stessi senza limiti e inibizioni, un riparo dal mondo dei grandi, che ci opprimeva, ci sgridava, ci derideva. Abbiamo lottato con canne di bambù, con rami di quercia affilati per difendere quel posto. Ora quel rifugio non c’è più ma sicuramente lo custodiamo dentro di noi, e quando nella vita quotidiana da grandi viviamo piccole crisi, non facciamo altro che ripercorrere quel sentiero, lasciandoci dietro tutto quello che ci fa star male.

Oggi a distanza quindici anni o poco meno scopro, a contatto con i ragazzi di oggi, che quel rifugio non è più vissuto allo stesso modo, quel rifugio è cambiato, viene vissuto diversa-mente, ha subito uno tsunami ideologico. Scopro che i ragazzini con i quali lavoro, vivono il rifugio come avamposto dell’illegalità, dove si iniziano i primi tiri alle sigarette, dove si compiono violenze, dove si respira un’aria da clan, con un capo e a seguito una gerarchia. Il rifugio on si trova più nei boschi, ma per strada, nelle case abbandonate, nelle periferie di qualsiasi paese… de-contestualizzato dal contatto con la natura, dall’adrenalina dell’avventura, dallo stupore della scoperta…il rifugio di oggi e solo un modo per fare paura agli altri, per sentirsi più forti, per vivere da piccoli gangster.

di Alessandro Rizzelli