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Bernardo Bertolucci e il suo cinema. Come raccontarlo ai più giovani.

"Proprio come si farebbe oggi con una videocamera, Bertolucci ha cominciato quindicenne con una 16mm bianco e nero realizzando due cortometraggi amatoriali, oggi perduti. Il suo apprendistato nel cinema "vero" è stato come aiuto regista del debuttante Pasolini in Accattone. E già l'anno dopo, 1962, il debutto con La commare secca, da un soggetto di Pasolini, ma poco pasoliniano stilisticamente. Del 1964 è uno dei bertoluccisuoi capolavori, Prima della rivoluzione, osannato oltralpe ma respinto in Italia da pubblico e critica. Ecco un film che i più giovani dovrebbero vedere e rivedere: casomai per capire come erano i loro padri e confrontarli con l'oggi. Gli anni '60, così ricchi di umori e oggi così carichi di nostalgie, vedono Bertolucci nel suo film più sperimentale ed estremo, Partner. Poi un cambiamento di rotta con Il conformista, altro capolavoro, e finalmente un successo anche col pubblico che fa uscire Bertolucci da un iniziale purgatorio. Dopo le cose dovrebbero essere più facili per un giovane d'oggi. Il consiglio? Vedere i film senza pregiudizi, come se fossero stati fatti adesso. Gli altri migliori? Dipende ovviamente dai gusti, e comunque Bertolucci non ha mai fatto un film che non fosse più che firmato. Personalmente amo molto L'ultimo imperatore (che esiste in DVD in una versione molto più lunga e ugualmente bella), Ultimo tango a Parigi, La luna (tutti film da vedere nelle loro versioni originali con sottotitoli in italiano)".

Come si colloca l'opera di Bertolucci nel panorama del cinema italiano degli ultimi decenni?

"Nel suo passare da un cinema marginale a un cinema sempre più dentro l'industria internazionale, Bertolucci è uno dei pochissimi - mi viene in mente solo Michelangelo Antonioni - che ha saputo conservare una sua personalità di autore. È un regista dell'immagine, e dell'immagine ricercata, direi innaturale se non si desse a questo termine una valenza peggiorativa. Naturali sono, per esempio, Roberto Rossellini, Marco Ferreri, Olmi. Come Antonioni, ancora, e Marco Bellocchio, Bertolucci ricerca invece immagini e suoni "schermati" che sono solo del cinema".

Da La commare secca del '62 a The Dreamers del 2003, quale il suo sguardo sulla realtà?

"Lo sguardo di Bertolucci in genere non è realistico, ma fortemente caratterizzato da una rielaborazione formalistica della realtà. Questo non significa che la realtà non faccia da sostrato alle sue opere. La tragedia di un uomo ridicolo è forse quella più direttamente legata alla realtà degli anni '70. Prima della rivoluzione, inconsapevolmente forse, anticipa la realtà del '68.

 

Il fascismo di Strategia del ragno e Il conformista è dichiaratamente immaginario, psicoanalitico, e in ciò rivelatore di verità rimosse. In Novecento la storia viene rievocata epicamente e utopisticamente, e oggi il film resta come un monumento a speranze che sono state reali. L'ultimo imperatore è, anch'esso, storia filtrata dalla psicoanalisi. E in The Dreamers il '68 e la cinefilia sono rivissuti senza "pentimenti", come un messaggio ancora attuale per l'oggi.

 

Berardo Bertolucci, il cinema e i film

A cura di Adriano Aprà

AA. VV.

Saggi Marisilio

336 pagg.

fonte: La Repubblica.it