Leggo con sconcerto di “baruffe chiozzotte” tra cattolici che, pensavo da ignorante (noi preti in questo periodo dobbiamo essere ignoranti in politica, perché tocca ai Cardinali “farla”) fossero tramontate da decenni.

Viviamo in un paese moderno e libero, scolarizzato (da madre televisore) e non sappiamo ancora dove stiano i cattolici e cosa vogliano. Perciò fatico a capire perché un Governo che finanzia le scuole cattoliche e non da un euro in più per gli assegni familiari e per una casa a basso costo per le famiglie numerose, sia da votare e invece non sia da votare un Governo che chiede a tutti di pagare quello che devono pagare senza tanti privilegi, mugugni e tagli drasticamente stipendi e pensioni immorali e scandalose.

A noi, che combattiamo in prima linea fino a rischio di rimetterci la pellaccia, poco interessano le sfumature di cattolicesimo spalmate con colori sempre più difficili da interpretare.

Le vere priorità non sono né laiche né cattoliche. Sono priorità! Un Governo che si accorge dei giovani quando sono nelle carceri minorili o disoccupati, non credo che debba essere dichiarato laico o cattolico. Non è un Governo previdente, moderno e lungimirante.

Un Governo al quale la scuola, tutta la scuola, pubblica o privata, non interessa, non prepara i docenti, non trova i soldi per finanziarla, non è un Governo. E se finanzia solo una parte della scuola, o quella pubblica o quella privata, non è un Governo europeo. È un Governo ideologico e decrepito.

Credo, ad esempio, che l’ecologia, la qualità della vita, il costo dei libri scolastici, l’urbanistica ripensata radicalmente, la sanità uguale per tutti (un’anziana signora alla quale era richiesta un’eco urgente alla mano, dovrà aspettare venti mesi – ripeto venti mesi – cioè quasi dopo morta), il depotenziamento drastico della burocrazia padrona assoluta di tutte le istituzioni, per un Governo democratico dovrebbe valere molto di più delle autostrade, dei centri commerciali, dei cinque grattacieli in zona Garibaldi a Milano, della Vele a Napoli.

Non è l’economia che qualifica un popolo ma la capacità di relazioni, il senso del dovere, il rispetto delle regole, la possibilità di ascoltare un concerto, di visitare una galleria d’arte, di consultare libri, filmati, documenti; la flessibilità nei tempi lavorativi commisurata sulle necessità familiari, i mezzi pubblici puliti, che arrivino dovunque.

I problemi sociali hanno sempre avuto a che fare con gli avanzi di bilancio. E noi, soliti deficienti, a piagnucolare davanti alla porta degli assessori. Perché noi del sociale, abbiamo perso la dignità!

Siamo precipitati nel medioevo! I signori sono signori e vanno trattati da signori e i poveretti, cioè quelli che non hanno diritti, aspettano, sperano, allungano la mano e si cavano il cappello ai lati della strada perché passa lui, il Signore (con lettera maiuscola anche se non è il Padreterno ufficiale!).

Anziché alzare la voce e urlare abbiamo piegato la schiena e tappato la bocca. Male! Ancora una volta rivoteremo una disgrazia minore, e i Brambilla resteranno Brambilla.

 

 

di Don Antonio Mazzi

fonte: www.exodus.it